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Dall’America a Stalettì, per restituire qualcosa

Conversazione con una donna italo-americana che ha attraversato il mondo per restituire qualcosa al suo paese natale

Ci sono incontri che iniziano con una stretta di mano e finiscono con un’emozione dentro. Quando abbiamo cominciato a parlare, abbiamo capito subito che non sarebbe stata una semplice chiacchierata. Era una di quelle storie che ti restano.

Logos: Buon pomeriggio Annemarie, hai vissuto tanti anni in America... che lavoro facevi?

Lei: Buon pomeriggio a voi. In America ho fatto due carriere, sapete? La prima come maestra per bambini con sostegno e autistici. Poi sono entrata nel programma Work and Travel, voluto dal presidente Kennedy. È un programma per i giovani: studi, lavori, vieni pagato. Io mi occupavo di tutto: trovavo loro casa, lavoro, andavo nei loro Paesi per incontrarli e capire cosa fosse più adatto. Se uno era appassionato di giurisprudenza, cercavo uno studio legale dove potesse imparare sul campo. Tutto su misura.

Logos: Hai viaggiato tanto allora?

Lei: Ho visitato 63 Paesi. Ho aiutato 80.000 ragazzi. Cercavo sempre di aiutare soprattutto i ragazzi poveri: avevano una fame, una voglia diversa. Ma aiutavo tutti, anche quelli benestanti. Con molti di loro sono ancora in contatto: mi scrivono, mi raccontano la loro vita, mi invitano ai matrimoni. A tutti ho sempre detto: "Impara l'arte e mettila da parte. Lavora con amore e passione".

Logos: Poi sei tornata a Stalettì. Perché?

Lei: Ero stanca della vita americana, troppo caotica. Mi sono detta: sono nata a Stalettì, cosa posso fare per il mio paese? Poi, qui si vive con più lentezza. Ogni giorno scopro nuove parentele, nuovi legami. Gli amici della chiesa, la comunità... c'è un respiro diverso.

Logos: E hai deciso di tenere dei corsi di inglese.

Lei: Sì. Gratuiti, per adulti e bambini. Due volte a settimana: mercoledì e venerdì. Non per sostituirmi alle maestre, ma per dare una mano. Un giorno una mamma mi ha chiesto perché li facessi gratis, come se fosse strano. Ma in America è normale: gli anziani fanno volontariato, aiutano negli ospedali, nelle biblioteche. È una cultura che dovremmo portare anche qui. Fare del bene ti fa stare bene. Fa bene a chi riceve, ma anche a chi dà. Una volta, ad esempio, ero in Lituania e ho visto una signora al gelo. Le ho donato il mio cappotto. Era la cosa più naturale da fare.

Logos: Com'è oggi la situazione in America, secondo te?

Lei: Complicata. Io non sono una fan di Trump, anzi. Ero repubblicana, ma ora non più. Il legame con Elon Musk è pericoloso. Il Dipartimento dell'Istruzione smantellato, i tagli alla sanità pubblica, la censura sui libri di storia... Mio figlio Jason gestisce due ristoranti e anche lui si scontra ogni giorno con i problemi legati ai dazi. I prodotti italiani e francesi cominciano a scarseggiare. E poi il vicepresidente Vance ha definito gli europei "parassiti". Ma siamo stati noi a costruire l'America. Con il sudore e i sacrifici dei nostri nonni.

Logos: Ti senti più americana o italiana?

Lei: Italo-americana. A 13 anni sono andata in America, ma l'Italia è rimasta nel cuore. Ora viaggio tra qui e là, e sento di appartenere a entrambi i mondi. Amo l'Italia e gli Stati Uniti. Credo ancora nel sogno americano: "If you want it, you get it." 

Logos: E il nostro American Dream a Stalettì, può esistere? 

Lei: Certamente, è fondamentale, però, uscire dai blocchi mentali. Lanciarsi. Fare qualcosa per la nostra comunità. Anche piccole cose, ma farle con cuore. Non possiamo solo lamentarci.




E mentre tornavo a casa, ripensando a tutto quello che mi aveva raccontato, mi è rimasta addosso una sensazione precisa. Non era solo una storia interessante: era un esempio. E mi sono chiesto io, nel mio piccolo, cosa posso restituire alla mia comunità?

Forse è questo il punto: anche senza aver viaggiato in 63 paesi, anche senza aver lavorato per un governo o cresciuto figli tra due continenti... anche io sento il bisogno di restituire. Di fare qualcosa. Magari iniziando con poco. Magari raccontando storie come questa, che ti fanno venire voglia di rimboccarti le maniche. 

Fare del bene fa stare bene, davvero. Ti cambia la giornata. Ti cambia il modo in cui guardi gli altri.

E forse, se proprio vogliamo ridare un senso profondo alla parola politica, è proprio questo: mettersi a disposizione, aiutare chi ha bisogno, fare la propria parte senza aspettarsi nulla in cambio.

Ecco, se c'è una cosa che davvero dovremmo portare nella comunità di Stalettì, è proprio questa: la cultura del volontariato. L'idea che si possa fare qualcosa per gli altri, semplicemente perché è giusto. Senza tornaconto, ma con il desiderio autentico di rendere il nostro paese un posto più aperto, più vivo, più solidale. 

Ed è questo, in fondo, che mi porto via: un pensiero da tenere bene a mente ogni volta che mi chiedo quale direzione dare alla mia vita. Fare del bene, da sempre è il filo conduttore di tutte le mie azioni, e voglio continuare a tenerlo con me, in tutto ciò che farò. 

Salvatore Gentile



 
 
 

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