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Tra filosofia e creatività: il mondo artistico di Attilio Armone

È stato un bel pomeriggio quello trascorso con Attilio Armone. Non è stato solo un incontro, ma una vera immersione nel mondo dell’arte e della filosofia. Perché, diciamocelo, quale miglior filosofo di un artista? Abbiamo parlato di Caminia, del Mumak e dell’arte come atto di resistenza in un mondo che sempre più sembra prendere una deriva autoritaria, dove assistiamo a una crisi dei valori moderni così repellente da far venire i brividi. E come ne abbiamo parlato? Con un inizio col botto: citando Albert Camus e il mito di Sisifo. Sì, proprio lui, l’uomo condannato a far rotolare in un moto imperituro un masso su per una montagna, solo per vederlo rotolare giù di nuovo. Un atto che, per quanto assurdo, rappresenta la sfida dell’uomo contro le avversità della vita. Proprio come l’artista che continua a creare nonostante gli eventi della vita. E Attilio, da buon artista qual è, crea sempre. Per lui, l’arte è un modo di resistere al caos e alla crisi. Ci ha raccontato come l’arte, nei momenti di protesta e di resistenza, abbia sempre avuto un ruolo fondamentale. Prendiamo il Guernica di Picasso, per esempio: un urlo contro la guerra, una manifestazione visiva contro la violenza. Non è un caso se, nei secoli, l’arte sia stata spesso ostacolata dalle lobby di potere. Un popolo colto e consapevole è un problema per chi vuole mantenere il controllo. Ma non ci siamo fermati qui. Abbiamo voluto osare e chiedere ad Attilio: l’artista è un custode della verità? E qui il discorso si è fatto filosofico, davvero interessante. Insieme abbiamo riflettuto sul concetto di verità, intesa come svelamento dell’essenza profonda e nascosta della realtà. Da questo punto di vista, sì, l’artista è un custode della verità. Martin Heidegger lo sapeva bene. Per il filosofo tedesco, l’arte non è mera imitazione della realtà (come pensava Platone), ma una vera e propria apertura attraverso cui la verità si manifesta. Heidegger usa il termine greco Aletheia per descrivere questo processo: la verità come svelamento. L’opera d’arte, quindi, non copia la realtà, ma la rivela, strappandola dall’oscurità e portandola alla luce. In un’epoca dominata dalla tecnica e dal controllo, come la nostra, l’arte diventa un prezioso spazio di libertà e autenticità. E allora, tornando a noi e all’arte, non possiamo non parlare del Mumak, un presidio di libertà espressiva che incarna perfettamente questa idea di arte come atto di resistenza. Nato dalla sinergia tra Attilio Armone e Massimo Stirparo, imprenditore e titolare del Villaggio Blanca Cruz – dove il museo ha trovato la sua casa – il Mumak è molto più di un semplice spazio espositivo. È una dichiarazione d’intenti, una sfida aperta al conformismo culturale. Perché, vedete, Attilio non è solo un artista: è un visionario. E da buon visionario, ha deciso che le sue opere dovessero nascere solo da materiali di riciclo. Perché il bello, ci dice, non è mai solo estetica, ma anche etica. Così, tra legni di mare, vecchie mattonelle e oggetti di scarto, prendono vita opere che raccontano storie umili, quotidiane, radicate nella nostra terra. Storie di sacrifici e sudore. Storie nostre. Il Mumak, però, non è solo contemplazione: è azione. Attraverso i laboratori creativi come Mare e Maree, Attilio trasforma legnetti e mattonelle raccolte sulle spiagge in opere d’arte, che poi vende per devolvere tutto il ricavato in beneficenza. Ogni anno – ci racconta con un sorriso fiero – il Mumak coinvolge scuole da tutto il mondo, offrendo agli studenti non solo l’opportunità di imparare a creare, ma anche di coltivare un profondo rispetto per l’ambiente. E a proposito di visioni ambiziose, da qualche tempo il museo sperimenta la “residenza d’artista”. L’artista che arriva, viene ospitato e in cambio crea opere e progetti per il territorio, rendendo Stalettì ancora più affascinante. E i progetti non finiscono qui. Il 21 giugno Stalettì ospiterà la fotografa lombarda Jessica Ticozzelli, che, innamoratasi del territorio, ha scattato ben 6.000 fotografie per il progetto “Stalettì Meravigliosa”. Un modo per raccontare la nostra terra attraverso lo sguardo di chi la vede per la prima volta e se ne innamora. Poi c’è il Miglio Blu, dove arte e letteratura si fondono per premiare scrittori e poeti, perché il bello – come dice Attilio – non è solo visivo, ma anche narrativo. E infine, uno dei sogni nel cassetto: Stalettì Art Valley. L’idea è di trasformare il territorio in una galleria a cielo aperto, dove arte, storia e cultura si incontrano attraverso opere cinetiche che dialogano con il paesaggio. E mentre parliamo, il discorso si allarga alle nostre leggende, a quei racconti ancestrali che fanno parte della nostra identità. Perché forse è proprio questo il punto: la bellezza interiore di un luogo non è fatta solo di scorci da cartolina, ma anche delle storie che racchiude. E Stalettì, con le sue tradizioni e la sua storia, è davvero una bellezza da svelare.

 
 
 

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