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Un pomeriggio con Pino Scicchitano


Il progetto del segretariato sociale e una visione che parte dalla vita


Nel pomeriggio ci siamo fermati a parlare con Pino Scicchitano. Il punto di partenza era il progetto del segretariato sociale, ma da subito si è capito che stavamo parlando di molto di più: di Stalettì, della vita vera, di cosa significa prendersi cura, e di come una proposta possa nascere da una storia vissuta. Pino ci ha raccontato il progetto con semplicità, con quella lucidità che viene solo da chi certe cose le ha attraversate. Da insegnante, da persona con disabilità, da cittadino che non si è mai girato dall’altra parte. Le sue parole arrivano dritte perché sono sincere. Lui sa cosa vuol dire aver bisogno di un servizio e non trovarlo. O peggio, sentirsi invisibili. Il segretariato sociale non è uno sportello qualsiasi. È uno spazio pensato per ascoltare, orientare, accompagnare. Uno di quei luoghi che ti servono quando sei confuso, stanco, o semplicemente non sai da dove iniziare. L’idea nasce da un’esigenza concreta e si collega all’Ambito sociale di Soverato, con cui il Comune condivide risorse e servizi.


Ci si potrà rivolgere al servizio:

• direttamente, presentandosi allo sportello;

• oppure tramite segnalazioni da scuole, forze dell’ordine, parrocchie, servizi sanitari, assistenti sociali, associazioni del territorio.


Il segretariato si svilupperà su diversi livelli di aiuto:

• colloqui di orientamento, anche telefonici o online ( a divenire)

• consulenze personalizzate, per chi ha bisogno di supporto specifico;

• interventi a domicilio, se necessari;

• Si penserà anche, su proposta di Daniela Rizzo, Associazione Buona Vita, al servizio “Io ti ascolto”: un percorso psicologico gratuito, rivolto a minori, famiglie e adulti in difficoltà.

Non si tratta solo di dare informazioni. Si tratta di costruire un rapporto umano, di fermarsi, di capire chi hai davanti.

Chi ne ha bisogno?

I dati parlano chiaro, e Pino ce li ha mostrati nel dettaglio: a Stalettì ci sono 280 minori, 658 anziani, un indice di vecchiaia del 284,8%. Oltre 500 persone convivono con una disabilità, e più di 1000 cittadini vivono in povertà. Ci sono famiglie in difficoltà, anziani soli, giovani che non trovano uno spazio. E questi numeri si inseriscono in una regione – la Calabria – che secondo il rapporto BesT registra:

• il tasso di povertà relativa tra i più alti d’Italia (oltre il 30%);

• forti limiti nell’accesso a sanità, mobilità, servizi di base;

• un senso diffuso di isolamento sociale.


Proprio per questo il progetto del segretariato sociale diventa urgente. Perché in un territorio che rischia l’abbandono, costruire un punto di ascolto e presenza è un atto di giustizia, non solo di assistenza.

Un’altra proposta è anche quella degli orti sociali. Un’idea semplice: creare spazi da coltivare insieme, aperti a chi è in difficoltà o a chi vuole semplicemente sentirsi utile. Non è beneficenza: è dignità condivisa. È dire che si può fare qualcosa con le proprie mani, insieme. È trasformare la terra in un legame, non solo in produzione. Pino è laureato in economia. Ma quando ne parla, mette sempre davanti le persone: “l'economia è fatta di relazioni. Se dimentichi questo, ti resta solo il calcolo.”

E allora sì, si parla anche di numeri, di indicatori di impatto, di valutazioni, di tabelle. Ma tutto questo ha senso solo se serve a misurare il cambiamento vero, quello che succede quando una persona si sente ascoltata, capita, accolta. Il progetto, infatti, prevede un sistema di monitoraggio continuo, con schede di valutazione, rendicontazione, questionari di soddisfazione, e coinvolgimento diretto di chi usufruisce dei servizi. Perché se non si ascolta anche chi riceve, non si migliora davvero. Il segretariato non è un’isola. Funziona solo se tutta la comunità partecipa: scuola, famiglie, parrocchia, operatori. C’è bisogno di tutti. E Pino lo sa bene. Lo ha detto senza giri di parole: “O lo facciamo insieme, o resta solo un’idea.”

Ed è questo che colpisce. Una proposta portata avanti con sobrietà, lucidità e cuore. E una richiesta chiara: costruiamolo insieme. Questa è stata una di quelle conversazioni che ti fanno uscire con una responsabilità in più. Non è tutto già fatto. C’è ancora tanto da sistemare, da costruire, da chiarire. Ma c’è una direzione giusta, e soprattutto c’è una persona che ci crede davvero. E questo, in certi contesti, fa tutta la differenza. E forse, in tutto questo, possiamo dirlo con semplicità: Stalettì sta andando finalmente verso una realtà più equa, più giusta, più solidale. E questo accade grazie a chi si mette in gioco ogni giorno, grazie al lavoro della Consulta, e grazie a un’amministrazione che sta facendo tanto sul fronte sociale e che, soprattutto, lascia spazio e fiducia alle persone giuste per portare avanti queste idee.

 
 
 

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