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Intervista centenario del Lavatoio

Risponde il Sindaco, Prof. Mario Gentile


  1. Sindaco, il 25 febbraio si è celebrato un secolo di storia del lavatoio. Se potesse guardarlo con gli occhi di chi lo ha vissuto un tempo, cosa vedrebbe?


La prima immagine che balza agli occhi è la sofferenza.. una generazione, quella di primo Novecento, che viene fuori a fatica dopo la devastante Prima Guerra Mondiale, anni di difficile ricostruzione, di miseria diffusa. Nonostante tale contesto, quegli uomini e quelle donne avevano una forza d'animo straordinaria. Avevano dignità e senso del sacrificio. A Stalettì, borgo prevalentemente di contadini, si è riusciti allora a trasformare la fatica quotidiana in azioni solidali, "solidarietà nella povertà" .. che ha consentito di alleviare gli affanni e le tribolazioni. L'immagine di quelle donne audaci, autentiche.. che hanno riconosciuto questa struttura come il loro riscatto. Non più chilometri a piedi per ricercare l'acqua per lavare la biancheria, ma un luogo in paese, simbolo di socializzazione e condivisione.


  1. Un luogo come questo non è solo pietre e acqua ma memoria, cosa ci insegna oggi il Lavatoio sulla comunità e sul nostro modo di stare insieme?


  Il luogo fisico e materiale è semplicemente il simbolo di una struttura intesa come luogo di socializzazione e condivisione di relazioni umane, fatte di fatica, sudore, sacrificio, lotta per l'esistenza, ma anche di pettegolezzi e scambi culturali. La trasmissione alle giovani generazioni deve rappresentare un punto d'onore, un passaggio di testimone, affinché le pietre, l'acqua.. possano servire ai giovani del nostro tempo ad interagire con il passato, recuperandone i valori più autentici, umiltà, semplicità, senso del sacrificio, dignità.. volgendoli alla fortificazione di una vita più rispettosa degli altri, più amorevole, più rispettosa dell'ambiente circostante. 


  1. Il signor Raffaele Ciluzzi ha lasciato un’impronta forte nella memoria del paese. Qual è il primo pensiero che le viene in mente quando sente il suo nome?


 Il nome di Raffaele Ciluzzi è simbolo di generosità, solidarietà, amore del prossimo. È anche emblema di una generazione che ai primi del Novecento, per migliorare la propria vita ha dovuto emigrare e fare fortuna. È l'emblema di un ragazzo del Sud che espatriato in America, avuto successo, non si è voltato dall'altra parte rispetto a chi, rimanendo in loco, pativa ancora sofferenze e rassegnazione. Quel Sud, che prima della fase unitaria non conosceva l'emigrazione. Raffaele Ciluzzi è l'emigrato generoso e leale verso i suoi  concittadini di Stalettì. Sia l'esempio anche del riscatto di un popolo e di una terra    meravigliosa.


Risponde Anna Vatrella, Presidente associazione Laboratorio della Solidarietà


  1.  Quando avete immerso le mani nell’acqua, vi siete sentite un po’ più vicine a quelle donne che un tempo venivano qui?


  Nel momento in cui ci siamo messi a lavare la biancheria, abbiamo provato una grande emozione. È stato un gesto semplice ma carico di significato, perché ci ha permesso di rivivere un'antica tradizione: un tempo, prima di andare nei campi, i nostri nonni si recavano proprio a queste vasche per lavare il bucato.


  1. ⁠ Il Lavatoio era un luogo di incontri e racconti. Le vostre nonne o madri vi raccontavano storie legate a questo luogo?


I nonni ci raccontavano che andare al lavatoio non era solo un momento dedicato al bucato, ma anche un'occasione di socialità. Le donne si ritrovavano lì per chiacchierare e stare in compagnia, anche i pretendenti ne approfittavano per osservare la ragazza che gli interessava, scambiando qualche parola o semplicemente ammirandola mentre lavava.


Rispondono i poeti locali Salvatore Romeo e Antonio Carello


  1. Il Lavatoio è un luogo di memoria liquida e pietra dura. Se doveste descriverlo solo con un verso quale sarebbe? 

 Nella memoria liquida c'è ancora vivo

il perenne ricordo di quel generoso benefattore;

nella pietra dura è ancora palpabile ,

nonostante la fatica,

la morbidezza di quelle mani che fanno il bucato.

 ( Salvatore Romeo) 


  1.  Si dice che i luoghi conservino le voci di chi li ha vissuti. Se vi fermaste in silenzio qui, quali voci sentireste?


Sicuramente, il rumore dell’acqua che scorre in sottofondo, accompagnato dall’eco di antichi canti popolari, come la Calabrisella. ( Antonio Carello)


Abito a pochi metri da questo storico monumento, spesso nel guardarlo al calare della sera, se chiudo gli occhi mi pare di sentire le voci di quelle donne,nonne, mamme, vibrare nell'aria intonando i nostri canti popolari. ( Salvatore Romeo)





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