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San Giuseppe e “U cumbitu”

Oggi, 19 marzo due ricorrenze significative: la festa di San Giuseppe e la festa del Papà. Il focus del nostro articolo di oggi sarà, però, sulla festa di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e padre putativo di Gesù Cristo. Nella nostra regione il culto di questo Santo è particolarmente radicato. Unitamente alle celebrazioni religiose, questa festa si esprimeva anche con un’antica tradizione: “U cumbitu”.  Questa usanza si ravvisava anche a Stalettì, dove, principalmente, i “Peppe” del paese preparavano, ognuno nei vari rioni, un pasto comunitario. Il piatto tipico di questa tradizione era “pasta e ceci”. Una pietanza povera ma nutriente, simbolo di condivisione e solidarietà. Un momento di aggregazione per la comunità, che si riuniva in uno spirito di mutuo soccorso, espressione concreta dei valori che incarnava San Giuseppe, figura paterna positiva e amorevole. Questi momenti erano anche espressione di un tessuto sociale basato sulla solidarietà e sull’amore reciproco, ingredienti fondamentali per una comunità coesa e resiliente. Riproporre e praticare nuovamente tradizioni come “U cumbitu” significa mantenere viva la memoria storica di una comunità. Ogni tradizione porta con sé i segni del passato, racconta storie di sacrificio, di condivisione e di valori che hanno plasmato le generazioni precedenti. Dimenticare queste pratiche significherebbe perdere un pezzo della nostra identità culturale e sociale. A raccontarci l’atmosfera unica di questa usanza è stato Giuseppe Gentile, ragioniere e stalettese doc, che ci ha spiegato quanto U cumbitu fosse un momento di convivialità straordinario. “Era un’occasione speciale – ci racconta – perché tutta la comunità si riuniva con un senso di appartenenza fortissimo. U cumpara Gori e ‘Ndria e a cummara Cuncettina cucinavano al lavatoio pasta e ceci in tutte le salse, tra risate, racconti e il profumo del cibo che riempiva l’aria. Era un momento di festa semplice, ma autentico, che univa tutti in un abbraccio collettivo.” Non potevamo non coinvolgere un “Peppe” nel giorno della loro festa, perché sono proprio loro i custodi di una tradizione che merita di essere ricordata e, magari, rivissuta.

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