Stalettì 2033: nessuno ci ha mai parlato così di futuro. Dialogo con l'ideatore del progetto-studio!
- Logos Stalettì
- 24 mar
- Tempo di lettura: 7 min
Il dialogo con Gianni Bartolotti, autore del progetto-studio “Stalettì 2033”, è stato molto più di un semplice scambio di domande e risposte: è stato un pomeriggio ricco di spunti, riflessioni e confronto autentico. Noi di Logos abbiamo esplorato non una “semplice” idea progettuale, ma un nuovo modo di pensare la comunità e il suo sviluppo. Dietro “Stalettì 2033” c’è un desiderio sincero di cambiamento, un metodo che parte dai dati, dall’osservazione del presente e dalla voglia di coinvolgere i cittadini, soprattutto i giovani. E' proprio da questa solida convinzione che nasce l'intervista che segue, arricchita dalle nostre impressioni e domande, per restituire il senso profondo di un progetto che prova ad abitare il futuro con serietà e coraggio.
Riportiamo qui di seguito le domande che sono sorte durante il nostro incontro, accompagnate dalle risposte del relatore del progetto-studio
1. Quali sono state le motivazioni principali che hanno portato alla concezione del progetto Stalettì 2033?
Stalettì 2033 è un progetto-ricerca che traccia un quadro dell’assetto economico, demografico, urbanistico e sociale in un paese a forte vocazione turistica il cui sviluppo ha condizionato società ed economia locale e ne ha plasmato nel tempo l’assetto urbanistico e i lineamenti paesaggistici. Sono state poi individuate le leve e gli strumenti per agire parallelamente sulla riduzione delle criticità in atto e sulla crescita. Infine, si è proposto un panel di obiettivi da raggiungere in 10 anni,
Questa ricerca è nata dall’amore per la mia terra natia e da due riflessioni che mi porto dietro da molti anni connesse al mio lavoro di Progettazione e Politiche di Sviluppo del Territorio: la prima, la necessità di cambiare passo a livello amministrativo passando da una gestione casuale e basata sulle priorità (navigazione a vista) a una strategia di governo programmata, mirata e consapevole e, la seconda, la necessità di mappare in maniera sistematica il territorio e le sue peculiarità economiche, sociali, storiche,
ambientali e urbanistiche (per esempio, trend demografico, redditi, fruibilità siti e, poi, siamo un paese turistico ma non sappiamo come è strutturata l’offerta turistica, quante presenza abbiamo e quanto è la spesa turistica e il suo impatto).
2. Quale visione a lungo termine si intende realizzare per il territorio di Stalettì entro il 2033?
Lo scenario configurato si base su una idea di paese che rafforza la sua identità e di benessere inteso come sicurezza sociale, sanitaria o quello che Vito Teti definisce nuova polis: pratiche e scelte di vita tese a costruire un nuovo modo di abitare e organizzare spazi, economie, relazioni.
In concreto, sono 4 gli ambiti di azione:
La programmazione: definizione di una strategia, pianificazione turistica e amministrativa,
partnership pubblico-privato e interconnessione tra le diverse aree del paese, equilibrio economico-finanziario
La gestione: accesso a fondi (considerata la riduzione dei trasferimenti dallo Stato e la tendenza a lavorare su fondi e progetti), gare e appalti più efficaci nel metodo e nella gestione, fiscalità equa ed efficiente, servizi ai cittadini anche in Associazione, competenze dell’Ente (personale o consulenze mirate)
Turismo: sostenibile e differito su tutta l’annualità e non solo in estate, esperienziale e slow e quindi rispettoso dell’ambiente e a impatto zero su eco-sistema, capace di agire sulla filiera e capacità produttiva interna per valorizzare spesa turistica, creazione di un osservatorio e di un sito, crescita reputazione
Cultura: mappatura e valorizzazione patrimonio, partecipazione attiva, spazi culturali e biblioteca, percorsi storico-archeologici, cura dell’arredo urbano e rigenerazione sociale e urbana.
3. I principali risultati emersi dallo studio?
Da questo studio preliminare sono emerse le seguenti riflessioni su Stalettì:
comune a forte valenza paesaggistica, archeologica e urbanistica che caratterizza il territorio e lo rende unico e anche molto fragile per molti versi
trend demografico positivo nella serie storica decennale (in controtendenza sulla media dei paesi calabresi, grazie ai nuovi residenti che compensano il saldo demografico negativo ma con una età media in decisa crescita e oggi pari a 48 anni, cioè meno giovani e più anziani) sviluppo urbanistico ed edilizio costante e molto impattante (più intenso negli anni ‘70 e con un impatto pesante su consumo di territorio e paesaggio lungo la costa, di danni al patrimonio storico e archeologico che è proseguito sino a inizio anni 2000); territorio diviso in nr 8 aree (non solo centro abitato e frazioni quindi) per conformazione morfologica, densità abitativa e presenza di 2° case e utilizzo, viabilità e nr residenti in cui il territorio si divide e corrispondenti; seconde case
conformazione urbanistica, impatto ambientale ed attività economiche e sociali caratterizzate dal monopolio del turismo e dalla forte stagionalità; un impatto del turismo che va ri-considerato; l’analisi dei Costi connessi al turismo (servizi, spese, ambiente e paesaggio oltre che l’over-tourism) versus i Benefici indotti (economici e sociali) condotta ad hoc non sembra così positiva a fronte di una stima delle entrate da consumi turistici pari a 34 milioni di euro ma con un moltiplicatore molto basso che non è capace di creare valore aggiunto sul territorio. Sono circa 3.600 le abitazioni censite di cui 2.060 seconde case (abitazioni non possedute da residenti che rappresentano il 70% del totale); meno di 300 i posti letto nelle strutture ricettive tradizionali (hotel); gli arrivi per anno sono ca. 20.000, le presenze stimate sono 380.000 di cui 210.000 ad agosto con una media di 6.800 al giorno (3 volte i residenti)
criticità: mancano strutture di informazione e assistenza sociale), impianti sportivi (salvo il calcio), sale polivalenti per uso ricreativo e spazi culturali di riferimento per giovani e anziani,
programmazione turistica a medio-lungo termine, sito turistico e una promozione strutturata; offerta ricettiva tradizionale, emersione offerta extra-alberghiera, monitoraggio turismo e piena applicazione imposta di soggiorno; contenimento rischio idro-geologico; politiche ambientali e verde; e, poi, mancano riferimenti identitari e arredo urbano, toponomastica adeguata, accessibilità ai luoghi iconici e al patrimonio artistico, mappatura beni storico-archeologici e, infine, servizi idrici e rifiuti non affidabili durante l’estate, mobilità critica su viabilità tra le aree, interconnessione strada provinciale
con SS106…
4. Quali metodologie di ricerca e strumenti analitici sono stati utilizzati per comprendere le specificità territoriali del nostro Paese?
L’assunto è che lo sviluppo edilizio iniziato negli anni ’50 ha condizionato la crescita socio-economica e l’assetto urbanistico e quindi l’impatto ambientale e paesaggistico. Il lavoro ha preso quindi avvio dalla analisi demografica e dalla mappatura della dotazione urbanistica. Le cui fonti sono un modello di sviluppo già applicato nel 1987 per la redazione della mia tesi di laurea sullo “Sviluppo Turistico di Stalettì”, mentre le fonti utilizzate per la mappatura del territorio dal punto di vista urbano sono state le mappe aerofotogrammetriche 1985 e 2005, Google Earth 10/2023 e, infine, i dati forniti dal Comune su residenti e utenze, i Censimenti (Istat e altri) e, soprattutto, il sopralluogo sul campo. Una parte importante dello studio è stata l’analisi demografica (trend positivo, età media pari a 48,2 anni e in crescita)e la valutazione di impatto del turismo.
5. Che impatto ha avuto lo studio?
Lo studio ha innescato il dibattito sul cambiamento e la necessità di avere una visione di come sarà Staletti in futuro; o, meglio, che paese vogliamo avere. La replica della serata del 22 Agosto 2024 presso l’Anfiteatro Aracri di Stalettì, alcune iniziative correlate al turismo e al patrimonio culturale, ma anche la nascita della Consulta sembrano aver innescato un dibattito più partecipato e interessante tra i cittadini e i diversi portatori di interesse come gli operatori economici, i giovani, le associazioni, le scuole …
6. Investire nel rilancio dei piccoli paesi rappresenta una sfida avvincente e complessa, numerose difficoltà che rendono il processo non troppo roseo. A Stalettì è possibile questo rilancio?
Come tutti i piccoli centri, Stalettì è oggetto di fenomeni più ampi e complessi legati alle dinamiche politiche ed economico-sociali che mettono a rischio l’equilibrio finanziario, la propria identità e i valori storici e culturali di cui sono portatori i paesi italiani; e il saldo demografico si mantiene positivo solo grazie ai nuovi residenti. Cosa può fare un piccolo Comune per contrastare questo ineluttabile destino? Come possono le Amministrazioni locali incidere con le loro scarse risorse e gli strumenti disponibili? Qualcosa, forse di più di qualcosa, si può fare.
Gli Enti devono accrescere la capacità di governo e la consapevolezza che - attraverso un oculato utilizzo delle risorse, degli strumenti disponibili, delle scelte di natura economica, ambientale, turistica e sociale - si può determinare il proprio futuro e non lasciare che gli indirizzi nazionali, le lobby economiche e il mercato globale ne determinino il destino. Occorre però riposizionare le competenze (per gestire la ‘cosa pubblica’ e accedere a fondi e finanziamenti a fronte di un trend di riduzione dei trasferimenti agli enti locali) e valorizzare il patrimonio culturale disponibile (per essere attrattive e generare valore aggiunto su economia e socialità).
Un ruolo determinante in questo scenario viene dai cittadini che devono essere più partecipativi e consapevoli (per esempio dell’importanza della sostenibilità, della memoria e del ruolo del turismo). In questo preciso momento storico, Stalettì pare aver maturato da una parte un maggiore senso di partecipazione e attenzione alla cosa pubblica, grazie anche agli effetti indotti della pandemia che hanno generato energie imprenditoriali e favorito il ‘rientro’ di giovani e studenti; inoltre, i paesi stanno tornando interessanti sia in considerazione di costi della città che delle prospettive professionali, sociali e ambientali. In sintesi, abbiamo una azione conservativa da attuare (legata al patrimonio, ai cervelli, al paesaggio) e una innovativa (legata alla rigenerazione urbana e sociale.)
7. Quali sono gli ostacoli alla realizzazione dello scenario o alla sopravvivenza del paese?
Le difficoltà come spesso accade sono tutte di resistenza ‘culturale’ al cambiamento; ma ci sono anche limiti legati alle difficoltà finanziarie dei Comuni, ai costi di gestione dei servizi e spesso alla carenza di competenze per gestire la progettazione e gli investimenti. Tuttavia, il vero ostacolo rimane l’orientamento alla gestione delle priorità anziché alla programmazione con strategie in grado di raccordare cultura con turismo, produzione con investimenti, costa con collina e abitato, pubblico con privato.
Tra i tanti spunti emersi durante l’incontro, uno merita senza dubbio un approfondimento ulteriore: il turismo. Stalettì è un comune a vocazione turistica, con un patrimonio naturale, storico e culturale unico. Il progetto “Stalettì 2033” lo riconosce come uno degli assi portanti dello sviluppo locale e propone una visione turistica sostenibile, identitaria, capace di generare valore per tutta la comunità. Su questo tema ci auguriamo di tornare presto a confrontarci con l’ideatore del progetto, confidando anche nella vostra presenza per approfondire assieme: dati, proposte e strategie future. Il nostro invito, allora, è rivolto a tutti, non solo ai lettori, ma anche a noi stessi : continuiamo a farci domande, a partecipare, a cercare spazi di confronto. Perché il futuro, se vogliamo davvero viverlo, dobbiamo iniziare a progettarlo insieme, con responsabilità e coraggio. Come ci ha ricordato anche l’autore del progetto, oggi serve cambiare passo: pensare e agire in modo diverso da come è stato fino ad ora. Aprirci a una nuova stagione di visione, ascolto e concretezza.
Stalettì 2033 è un invito a farlo. Sta a noi raccoglierlo.
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